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Banco detto "del Melloni"

Banco "del Melloni"

Categoria: Termologia

Periodo Storico: Prima Meta' XIX Secolo

Costruttore: Giovanni Bandieri (attribuzione); Termopila: T. Gourjon, Paris (firmato)

Materiali: Legno, ottone, ferro, bismuto, antimonio.

Dimensioni: Base in mogano 97.5 x 35.5 x 5 cm; Altezza complessiva 43 cm

Stato di Conservazione: Buono

Funzionante:

Descrizione ed uso: Il banco del Melloni fu messo a punto nella prima metà del XIX secolo dall’omonimo fisico Macedonio Melloni (Parma 1798 – Portici 1854) modificando un banco ottico per adattarlo ad esperienze riguardanti il “calorico raggiante”.
Esso è costituito da una base in legno di mogano sulla quale è fissata, mediante due colonnette, una barra di ottone lunga un metro con scala centimetrata su di un lato. Tale barra funge da sostegno sia per la sorgente di calore, sia per il rilevatore, oltre che per una serie di accessori, tutti fissati tramite l’utilizzo di cavalierini muniti di viti a pressione.
La sorgente di calore è costituita da un Cubo di Lesile di lato 7.3 cm, che consiste di un cubo di ottone cavo che conteneva acqua portata ad ebollizione da un bruciatore ad alcool posto nella parte sottostante. Inoltre quattro facce del cubo presentano superfici differenti per variare la capacità emissiva della sorgente (annerita, bianca, lucida e satinata).
Come rilevatore era utilizzato un termomoltiplicatore, costituito da una termopila (adattata ai propri scopi da Melloni stesso nel 1829) e da un Galvanometro astatico di Nobili. La termopila viene utilizzata come rivelatore della radiazione infrarossa. Una base sostiene, attraverso un supporto snodato, una testa cilindrica contenente la termopila che è costituita da numerose coppie termoelettriche antimonio-bismuto disposte in serie. I raggi infrarossi, convogliati tramite un cono d’ottone, incidono sulla giunzione metallica delle termocoppie provocando una corrente rivelabile dallo strumento. Tale termopila probabilmente era personale di M. Melloni, in quanto T. Gourjon era il costruttore francese che usualmente riforniva il fisico parmense per i suoi esperimenti.
Altri accessori, circa 40 in origine, erano composti da lastrine di sostanze cristalline o di vetri colorati e incolori, prismi di salgemma, ed in particolare da schermi per selezionare il fascio uscente dalla sorgente e fenditure per regolare l'intensità del fascio. Tra questi sono pervenuti:
- Un Doppio Diaframma nero su base reclinabile (Chopper), che può essere manovrato da vicino o a distanza, tramite un filo di seta; esso ha la funzione di un “interruttore”, in quanto essendo nero, quando è alzato, assorbe tutte le radiazioni.
- Un Diaframma forato recante fessure di varie forme e dimensioni che possono essere alternativamente chiuse o aperte 12 x 41 cm, altezza 22 cm.
- Un Diaframma, costituito da due pannelli neri paralleli distanziati di circa un centimetro, su base ruotante.
- Un Diaframma nero su base snodata.
- Un supporto per candela con schermo.

Fonti: A.Ganot, "Trattato elementare di Fisica sperimentale ed applicata", XVII edizione, ed. F. Pagnoni, Milano, 1873


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